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Un contributo di Enrico.
In questo periodo di lotte studentesche contro il decreto Gelmini e la legge 133 è ritornata alla ribalta la “maggioranza silenziosa” per voce del senatore Quagliarello e di altri esponenti di spicco della destra italiana. L’espressione, se ben ricordo, venne coniata dal parlamentare democristiano Massimo De Carolis nei primi anni Settanta, in contrapposizione alla “minoranza rumorosa” degli studenti movimentisti. In questi quasi quarant’anni ogniqualvolta
si è profilata una protesta contro provvedimenti governativi c’è stato qualcuno che ha ritirato fuori questa strana categoria sociologica, adattandola di volta in volta alle esigenze strumentali del momento.
Ma chi sono gli appartenenti di questa “maggioranza silenziosa”? Da sempre, in modo semplicistico, si ritiene che sia costituita da persone di destra o centro-destra, indicando con queste categorie persone “serie” che non amano il clamore delle piazze e preferiscono esprimere le opinioni attraverso il voto politico. Ma l’esperienza insegna che questa è una semplificazione estremamente di parte. In questo momento ci sono nelle scuole schieramenti che sono critici nei confronti del decreto 137 e della legge 133 e movimenti che li sostengono. Dei due i più numerosi sono decisamente i primi. C’è inoltre una fetta consistente della popolazione studentesca e del corpo insegnante che non si è schierata.
Cosa vuol dire questo? Chi sono queste persone? Molte sono guidate da una sana ignoranza (non sanno nulla della 133 né del decreto 137), altre aspettano gli eventi, pronti a correre in soccorso del vincitore, sicuri che comunque vadano le cose ne potranno trarre dei vantaggi individuali, altre ancora sono legate a doppio filo con schieramenti partitici: anche se non condividono in toto o in parte le disposizioni di legge, si adeguano obtorto collo agli ordini di scuderia, altri ancora, non riconoscendosi in nessuno degli schieramenti tendono ad astrarsi dalle discussioni e dai confronti.
Come visto questa “maggioranza silenziosa” è tutt’altro che coesa e monolitica e anche partiticamente disomogenea.
Avere la presunzione di rappresentare la “maggioranza silenziosa” credo che sia una posizione piuttosto velleitaria e demagogica. A meno che non si voglia scendere in una logica di silenzio-assenso che in questi ultimi anni è stata da più parti sventolata.
Ha poi senso non prendere una posizione su temi che riguardano la vita del paese e il suo futuro? Ha senso non scegliere?
Il Sommo Poeta colloca gli ignavi, coloro che si sono sempre adeguati senza mai scegliere tra bene e male, nell’infamia dell’ Antinferno:
Quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per l'aere sanza stelle, per ch'io al cominciar ne lagrimai. 24
Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti d'ira, voci alte e fioche, e suon di man con elle 27
facevano un tumulto, il qual s'aggira sempre in quell'aura sanza tempo tinta, come la rena quando turbo spira. 30
E io ch'avea d'error la testa cinta, dissi: "Maestro, che è quel ch'i' odo? e che gent'è che par nel duol sì vinta?". 33
Ed elli a me: "Questo misero modo tegnon l'anime triste di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo. 36
Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. 39
Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve, ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli". 42
E io: "Maestro, che è tanto greve a lor che lamentar li fa sì forte?". Rispuose: "Dicerolti molto breve. 45
Questi non hanno speranza di morte, e la lor cieca vita è tanto bassa, che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte. 48
Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa". 51
E io, che riguardai, vidi una 'nsegna che girando correva tanto ratta, che d'ogne posa mi parea indegna; 54
e dietro le venìa sì lunga tratta di gente, ch'i' non averei creduto che morte tanta n'avesse disfatta. 57
Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto. 60
Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d'i cattivi, a Dio spiacenti e a' nemici sui. 63
Questi sciaurati, che mai non fur vivi, erano ignudi e stimolati molto da mosconi e da vespe ch'eran ivi. 66
Elle rigavan lor di sangue il volto, che, mischiato di lagrime, a' lor piedi da fastidiosi vermi era ricolto. 69
(Dante Alighieri, Inferno, III, 24-69)
Triste quell’uomo che dell’ignavia si fa portavoce! Triste quel popolo costituito da una maggioranza di ignavi!
Fonte:http://enricocerquiglini.splinder.com/post/18836665/La+%E2%80%9Cmaggioranza+silenziosa
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